Roberto Franchitti nasce a Roma nel 1955 da genitori di origine molisana.

La vita e la formazione iniziano nella città mentre la provincia delle origini rimane collegata in maniera costante con la cura dei vecchi rapporti.

Gli studi si svolgono nella città stessa fino ad arrivare alla laurea in architettura nel 1981.
La proiezione nel mondo lavorativo avviene subito dopo la legittimazione del diritto a esercitare la professione, trovando un rapporto di collaborazione nel 1983 presso lo studio dell’architetto romano Paolo Portoghesi.
Si iscrive all’Ordine degli Architetti di Roma nel 1986.
La collaborazione nello studio dell’architetto romano lo investe di incarichi di responsabilità e coordinamento per la redazione e la realizzazione di progetti nel campo dell’ edilizia, del’ urbanistica, del’ arredamento, della scenografia e del design di mobili, gioielli e oggettistica.

I dodici anni trascorsi presso lo studio vengono integrati da una attività propria che lo riporta ad un contatto più stretto e assiduo con la propria terra natìa nonché ad un rapporto di collaborazione con l’architetto Andrea Fiorentini cui si aggrega, successivamente, l’architetto Barbara Valotto.

Nel 1995 il trasferimento nel territorio molisano diviene effettivo.
In provincia le ristrutturazioni di appartamenti, negozi e uffici, che in città sono all’ordine quotidiano, vengono sostituite da realizzazioni ex novo nell’ambito delle costruzioni.

Inizia così una professione totalmente propria che annovera prestazioni professionali per privati e per pubbliche amministrazioni.
La collaborazione agli enti si manifesta anche con il rivestimento di incarichi di collaudo, consulenze e controlli.
Dalle perizie per il Tribunale al disegno esecutivo di falegnamerie, inizia una attività per la quale qualsiasi prestazione viene affrontata come parte integrante di una formazione totale.

Ad oggi l’attività prevalente rimane nella provincia molisana anche se il percorso professionale spinge spesso fuori delle mura cittadine annoverando tra le opere lavori per residenza così come per attività private: consulenze per arredamento, ristrutturazioni e recuperi di vecchi fabbricati, costruzioni di case singole e collettive, realizzazione di opere pubbliche come percorsi di passeggiata mista, ponte, piazze, scuola, giardini pubblici o privati sono le principali categorie in cui si può sinteticamente far ricadere l’intera opera di riferimento.

A questo si aggiunge la ricerca per la realizzazione nell’ambito di design di oggetti e gioielli così come di arredi e mobili in legno o in metallo o in materiali misti.

IL PERIODO DELLA FORMAZIONE

Nasce poco dopo la metà del novecento in un anno, il ’55, che non si evidenzia per particolari eventi o avvenimenti unici ed irripetibili; lo stesso non si può dire del giorno, il 14 luglio, noto alla cultura francese per il ricorrere di un avvenimento rivelatosi fondamentale per la propria storia e poi così importante per le ripercussioni culturali e sociali di più ampia scala; una data che sembra presagire a un carattere indisponente, pacatamente rivoltoso nei confronti di regole e costrizioni; in modo particolare l’avversione viene rivolta a tutte le regole repressive, mal tollerando quelle propositive e costruttive.

Nipote di contadini molisani, nasce romano da genitori che abbandonano la campagna alla ricerca del benessere mitizzato dagli anni ’50, una sorta di piccola emigrazione che vorrebbe prendere le distanze da quella della generazione precedente per parte della quale il mitico viaggio in America si rivelò un vero fallimento; per il vecchio capostipite, infatti, il tentativo oltreoceano deluse le aspettative di affermazione sociale obbligandolo a tornare in patria con il suo bagaglio di delusione e qui trovare la propria America fatta di piccole cose semplici, espresse nel nome di una onestà intellettuale, trovate nella propria realtà rurale. Quant’è vicina, a volte, la propria isola felice!

1 riproduzione da foto 2 disegno dal vero2a  pastello su muro2b. Gessi su muro2c. pastello su muro

Già nel corso degli studi, il giovane esploratore manifesta quasi da subito una spiccata attitudine all’arte grafica che esprime in modo ancora semplicistico e un po’ maldestro con qualsiasi mezzo, l’importante è che fosse in grado di lasciare segni su qualsiasi supporto ( non c’è differenza tra matita o carbone ne’ tra carta o muri ).
A metà degli anni ‘70 si indirizza verso la facoltà di architettura nonostante l’ incontro ( immagine nefasta, che come un monito mai lo lascerà ), con un maturo architetto, borsa colma di piante da catasto, bollettini della gazzetta ufficiale, prezziari e computi metrici scritti a mano in bella calligrafia, che ha sempre pesato sulle ali di un giovane sognatore spinto da incoscienza e curiosità; incredibilmente ne esce, quale effetto contrario, la convinzione al rifiuto di tale clichè: voli pindarici, arte e poesia applicata alla creatività professionale; si impaluda comunque in un anno di crisi esistenziale ma alla fine si laurea presso la Sapienza di Roma nel 1981.

IL PERIODO ROMANO

5 Banca Popolare del Molise a  Campobasso 4 sistemazione della Fortezza da Basso a Firenze 3a riqualificazione dell'isola Tiberina e lungotevere 3 riqualificazione del lungotevere e dell'isola Tiberina

Legittima il titolo superando l’esame di stato e dopo un paio di mesi dedicati alla ricerca di un impiego ( la crisi del lavoro già si sente ma rigetta l’idea di una nuova migrazione rifiutando la proposta di un impiego all’estero, convinto di poter trovare in patria ( anche lui! ), la propria America); alla fine qualcosa accade e la ricerca di impiego si trasforma in ricerca della propria identità professionale; bussa alla porta del noto e quotato studio dell’architetto romano Paolo Portoghesi e si ritrova a collaborare da subito come disegnatore; l’architetto docente universitario ne apprezza le qualità grafiche, per quanto ancora grezze ed acerbe,intuendone forse le potenzialità non ancora completamente espresse. “Contadino, scarpe grosse e cervello fino”, si inserisce, grazie alla caparbietà tipica della gente della terra, alla corte dell’architetto, tra lo scetticismo o la curiosità generale di colleghi di ben diverso spessore sociale: figli d’arte, di registi e di conti, nipoti di cantanti e quant’altro, si stringono per fare sedere al loro fianco il giovane provinciale che ben presto riesce a conquistare stima e fiducia con la discrezione e i modi gentili.

6 allestimento manifestazione donna sotto le stelle 7 allestimento scenografia a PISA 8 allestimento scenografia a Mantova

Nello studio dell’architetto romano rimane dodici anni portando a compimento esperienze di ogni genere nel campo della progettazione , dell’urbanistica, della scenografia e del design affinando così le proprie capacità grafiche e apprendendo, al contempo, il legame che intercorre tra l’ispirazione del progetto e la trascrizione dell’opera : è la scoperta del “Genius Loci”, che lo accompagnerà per sempre nel percorso della sua professione.

Le prime piccole opportunità lavorative lo portano a tentare una traballante attività nel mondo lavorativo; le prime occasioni in cui viene richiesta l’ufficialità del professionista lo incoraggiano ad iscriversi all’ordine degli architetti di Roma. Correva l’anno 1986. 

IL PRIMO VOLO

8a trangugia _ divora 9 sede del Diner's Club a Roma 10 residenza a Rocchetta A Volturno

Nello stesso periodo coltiva l’interesse per una attività professionale propria aiutato dalla buona sorte che gli fa conoscere il giovane coetaneo architetto Andrea Fiorentino Fiorentini, incontrato nello stesso studio romano e in cui resterà un anno per poi lasciarsi andare nel mondo lavorativo in proprio. Ma il meccanismo si è ormai innescato e all’interno dello studio si ironizza sul connubio del “conte e del contadino”; la ditta “Trangugia e Divora” ( citazione ironica tratta da un film del muto da un collega patito di cinema ), diventa, o, meglio, rischia di diventare qualcosa di più di una semplice boutade; ma certo è che quello che si va a definire è un periodo di attività professionale goliardica e disinibìta, spinta dalla intraprendenza e l’incoscienza tipica dei giovani carichi di energia e entusiasmi.

La strana alchimia che scaturisce dall’incontro dei due architetti, così differenti, provenienti da estrazioni sociali così diverse, risulta efficace ed indissolubile, tanto che ancora oggi l’associazione naturale sopravvive dopo anni di progettazioni e realizzazioni comuni rafforzata, anzi, da esperienze anche singole ma messe sempre a confronto reciproco per sciogliere i nodi più intrigati che le motivazioni progettuali rappresentano.

11 studio ADOC sede a Roma 12 restauro dell'albergo Promessi Sposi a Sirmione 13 ristrutturazione delle terme di Sirmione

E’ il 1983; è lo stesso anno del matrimonio con chi contribuirà in modo sostanziale ad affinare le proprie capacità smussando le spigolosità di una rozzezza stilistica di vita e professione proveniente, forse, da un estro mal contenuto e sempre in fermento.
L’esperienza per terzi si esaurisce alla metà degli anni ’90 mentre quella per associazione conosce il periodo più fertile e creativo negli anni successivi quando si riunisce all’architetto Fiorentini che nel frattempo ha fondato lo studio ADOC con l’ architetto Michele Tonci Ottieri; diviene collaboratore dello studio apprendendo con grande voracità il metodo di lavoro all’americana. Vive il periodo di maggiori soddisfazioni professionali e di vita sociale. Sono anni alla ricerca di quelle certezze che solo una forte passione per il lavoro riesce a foraggiare. Sotto la spinta del collega di sempre i due si spostano da Sirmione a Malta; le innumerevoli esperienze li conducono tra le mille delusioni che non li scoraggiano e le poche soddisfazioni che, invece, li portano a credere di avere intrapreso la strada giusta; difficile, comunque quella giusta. Il duo diventa presto un trio con l’innesto della giovane Barbara Valotto, architetto alle prime armi, che da mascotte del gruppo arriva presto a esternare la propria personalità portando tutta la sua energia e nuova linfa vitale al gruppo.

IL RITORNO A CASA

14 ...al n° 15 e 17 di via CerretoTale periodo si esaurirà nella sua formula normale per sfociare in una professione fondamentalmente singola che coincide con lo spostamento della sede operativa nella terra di provenienza, in una piccola località dell’entroterra molisano; il rapporto forte e deciso con il collega di sempre continua però inesauribile senza cedimenti o appannamenti. Il trasferimento si ufficializza con l’iscrizione all’ordine degli architetti di Isernia.

Nel comune di Filignano, centro appenninico di seicento anime nella provincia di Isernia, tutta l’attività viene gestita dalla residenza di famiglia sita nel Borgo di Cerreto, infinitesimo agglomerato nato dall’uso della terra e le cui origini vengono fatte risalire, presumibilmente, alla metà dell’ottocento; nata come terra di lavoro, il territorio rivela una realtà di contadini e di briganti che subisce il passaggio di alcune tappe fondamentali dell’unità d’Italia e di quelle non meno nefande del secondo conflitto mondiale.

Eventi che segnano profondamente il territorio e la cultura locale. Anche questa realtà rivelerà la sua importanza per l’evoluzione della propria ricerca professionale.

LA RICERCA DI MODI E MANIERE

E’ qui, all’ombra delle case in pietra e dei campi ancora coltivati che apre, infine, la sua valigia da viandante; la sua piccola migrazione sembra giunta al termine e si ritrova a varcare la soglia dei quaranta anni con la convinzione di aver lasciato sì una realtà promettente ma anche di avere svolto il compito assegnatogli dal capostipite di assolvere la missione di miglioramento sociale per il quale ognuno si batte a favore delle generazioni a venire.

Quel che ne tira fuori è quanto il mondo gli ha lasciato e che gli ha consentito di portare come bagaglio nel tentativo di ricercare la propria identità. Ne tira fuori inoltre delle piccole cose, le inutili monetine che si trovano per strada e che si raccolgono quasi senza pensarci: esperienze marginali messe sapientemente nell’archivio della memoria con la convinzione che prima o poi torneranno utili.

Dal bagaglio vengono fuori figurine lise e variegate: un nonno contadino semplice e garbato; un architetto polveroso, grigio e triste; un professore universitario dalle profonde capacità intellettuali; un collega di vita e di professione allegro e capace; una compagna di vita socievole e raffinata.

Dal vecchio capostipite viene assorbita l’eredità contadina e la relativa semplicità con cui risolvere i problemi, la cura dei dettagli, l’ardire per la combinazione di elementi apparentemente inconciliabili, la convivenza con opere incompiute, la manualità di chi deve risolvere da solo i problemi con i mezzi a disposizione spesso improvvisando, seguendo un intuito ancestrale in netta opposizione alle norme e alle regole apprese sui banchi di studio.

Dalla figura del professionista grigio e alienato nasce la voglia di affrontare tutte le problematiche in maniera disinvolta senza farsi mai soffocare dall’aridità delle circostanze. E’ la sconfitta della tristezza, ricercata nella convinzione che ogni risultato è perseguito nel nome di un piacere regolato dall’armonia; l’armonia delle linee, dei volumi, dei dettagli, dei materiali, ma anche dei gesti, delle idee, dei modi, dei giudizi.

Dallo studio dell’architetto docente universitario vengono carpiti i segreti della ricerca culturale e degli elementi di riferimento che devono necessariamente concorrere per la definizione di ogni materializzazione dell’idea. Il perché di ogni atto creativo diviene la molla primaria di un meccanismo che nasce complesso e si traduce nella semplicità di forme che prendono espressione dai concetti.
Dall’esperienza mai conclusa con il compagno di giochi professionali si materializza un modo di operare che scaturisce da regole scelte per ottimizzare la soluzione cercata; regole che, appena trovate, vengono messe da parte, archiviate nel nome di una freschezza sempre viva da ricercare, perché il loro rigetto è insito nelle regole stesse.

Dalla compagna di vita riceve le norme che regolano la praticità della vita giornaliera, dello stile ricercato nella semplificazione e scremata da tutti gli orpelli che possano derivare da studi accademici e situazioni surreali.

SI TIRANO LE SOMME

Saranno questi i principali compagni naturali che userà come paletti ben piantati a delimitare un proprio territorio da cui fare decollare una attività libera da legacci e cordicelle che ne possano banalizzare la produzione.

15 plastico in balsa e cartone per casa a Rocchetta A Volturno 16 plastico in legno, cartone, carta vetrata del ponte di Pozzilli 16a dalla bottega archigiana

A tutto questo aggiunge le infinite gocce di saggezza raccolte lungo un percorso fatto a piedi per dedicarsi meglio alla raccolta di immagini, notizie di strada e oggetti gettati da altri con eccessiva leggerezza e soprattutto l’amore per il suo primo giocattolo: la matita. Uno strumento dagli effetti magici usato, dall’infanzia, per propiziare desideri ed esorcizzare mancanze e carenze che con il segno grafico vengono evocati e in qualche modo diventano reali attraverso una arte propiziatoria come solo i dipinti delle caverne dell’arte paleolitica possono rendere giustificabili. Forse anche in questo ritorna la figurina del nonno e tutta l’arte contadina.
La spiccata manualità ereditata lo fa passare dalla passione giovanile di una intera generazione per il modellismo, per il Lego e per il Meccano a quello per i plastici di architettura, per sfociare poi nelle piccole costruzioni fai da te e nella realizzazione di complementi ed accessori. Con il piglio di ogni buon saggio non si fa fermare dai limiti tecnici derivanti da mestieri che non gli appartengono ma guida in prima persona la mano del fabbro, del falegname o del muratore; quanta pazienza da parte di Emilio, Nicandro e Enrico, solo per citare i più tolleranti, nel fare, tra uno sbuffo e un sospiro, cose incomprensibili seppur incuriositi di scoprire cosa si nasconda dietro lavorazioni apparentemente senza senso.

17 dagli attrezzi rurali nascono i guerrieri della terra 17a dai reperti di cantiere

E’ anche con questo spirito che si materializzano, di tanto in tanto, oggetti parlanti che hanno la sola pretesa di appoggiarsi su un mobile o un ripiano per raccontare una piccola, semplice storia.

IL LINGUAGGIO SENZA PAROLE

Il piccolo borgo gli fa spiccare un volo ricognitivo verso l’ambiente circostante che si rivela fondamentale per il proseguimento della formazione svelando linee, volumi ed elementi ricercati nel patrimonio culturale locale la cui particolarità ed importanza diviene presto un vessillo alzato con fierezza contro alcuni di quei concetti appresi sui libri e trasformatisi presto in preconcetti gravosi e limitativi.

All’ombra delle costruzioni contadini vengono individuate le sublimazioni di una raffinatezza per i particolari e per una creatività che va al di là di qualsiasi concetto di mera funzionalità e praticità quotidiana. Alla luce di un mondo semplice e funzionale nasce la convinzione che nella vita non tutto è solo funzionalità: esistono gesti impulsivi che vengono dall’ispirazione del posto, del momento, di un soggetto e che danno risultati senza fini apparentemente pratici; al fianco della geometria, delle regole e dei numeri si scopre l’atto spontaneo guidato dall’irrazionalità, quell’irrazionalità che conduce alla soglia del gesto artistico.

Il concetto di spazi piacevoli e gioiosi in cui collocare i personaggi che andranno a popolare l’opera diventa il motivo primario per concepire qualcosa che nascerà con sofferenza e travaglio, sacrificando, per la sua finalità, tutte le regole accademiche che rischiano di zavorrare la spontaneità e la semplicità delle soluzioni. Quanti errori fatti nel dare per scontate alcune soluzioni già usate e ben riuscite senza, invece, avere voluto cercare il tempo di farsi le domande specifiche del caso!

Ma, sopra ogni cosa, le capacità vengono filtrate con ciò che di più coordina le sue scelte in ogni campo: l’ironia. L’autoironia, soprattutto, è l’ingrediente usato con più abbondanza nella vita e nella professione per fare fronte a situazioni e problematiche che nascondono, dietro una ipocrita serietà, evidenti incapacità critiche e dialettiche. Il buon senso così come il doppio senso si accompagnano volentieri nelle declinazioni quotidiane del proprio operato.

Quello che ne scaturisce è una attività fatta con passione e dedizione applicando l’emotività alle proprie produzioni; una emotività che rigetta con vigore geometrie e banalità alla ricerca dello spirito che segue ogni oggetto da trasformare, che vive in ogni ambiente da qualificare e che accompagna ogni cosa che diventa oggetto di attenzione. La perenne ricerca lo porta lontano da stili e tendenze di riferimento; pratica esperienze che vanno dal post-moderno al minimalismo, dal razionalismo al funzionalismo, dall’organico al costruttivismo, al ruderismo. Esperienze affrontate di volta in volta come esplorazioni progettuali, come mezzi per rispondere agli stimoli suggeriti dallo stesso tema che si accinge a svolgere. Un atteggiamento che non lo porterà sui libri di scuola ma gli consente di restare nella memoria della gente, proponendo architetture suggestive in cui è l’emotività a definire la scena per gli attori che andranno a metterla in vita.

In questa realtà, creata tra i paletti posti, il territorio si amplia senza sosta e altre figurine si aggiungono a quelle portate con sé. Il giovane Valerio gli dà lo spintone necessario per varcare la porta, socchiusa ma sempre ignorata, che lo affaccerà sul mondo della tecnologia e uccidendo così (onore al giovane ingegnere informatico ), l’ultimo esemplare giurassico: un dinosauro sopravvissuto all’estinzione di massa ma costretto a soccombere ai tempi ( anche se…, anche se….! ). La giovane Ilaria gli offre gli occhi con i quali rivedere e far vedere ciò che nasce dalla propria attività; occhi critici che filtrano tutti gli orgogli e le presunzioni e con ferrea autocritica gettano la giusta luce sul risultato finale. Il saggio Giacomo gli offre le forze di un esercito fantasma che lo porta alla corte dei potenti, apre le fortezze, supera i baluardi e conquista territori da aggiungere a quelli conquistati.

Il tecnico Nico lo instrada, a volte con scarsa fortuna vista la innata repulsione alla regola, nel meandro delle norme e dei regolamenti che gestiscono la professione; alla fine la cosa che più richiama la sua attenzione è la possibilità di trovare, tra le leggi, contro la legge, il favore per perseguire i propri intenti.

IL PERIODO DELLA MATURAZIONE

18 spilla per signora ANCE MOLISE 18a gemelli per signore ANCE MOLISE

Dopo un timido ed inutile tentativo di trapiantare un metodo lavorativo simile a quello appreso presso lo studio ADOC ( il terreno non risulta fertile per aprirsi a idee così altruiste con le quali condividere esperienze e modi di vedere ) gira una nuova pagina di un racconto neanche troppo particolare, ma che è il suo. Il suo percorso si anima e si arricchisce dei personaggi più disparati che lo affiancano nel viaggio; amici, come Tonino, severo ingegnere e imprenditore d’altra scuola, con il quale scambia fiducia e rispetto e condivide esperienze professionali e sociali, che vengono raccolte lungo il percorso impervio dell’affermazione in un ambiente comunque ostile e avverso; razionalità e sregolatezza si scontrano e si amalgamano tra incomprensioni e cieca fiducia per giungere ad un risultato di equilibrio.

19 anello a tre ori per Classè a Firenze 20 mobile parete attrezzato 20a mobile parete attrezzato 20b mobile parete attrezzato 21 arredo per studio legale 22 piazza attrezzata a Valvori 22b piazza attrezzata a Valvori 22c piazza a Filignano 22d piazza a Filignano 23 ponte a Pozzilli 24 sistemazione di strade interne a Filignano 24a  sistemazione di area attrezzata lungo il percorso verso gli scavi di S Vincenzo al Volturno nel comune di Rocchetta A Volturno 25 casa a Rocchetta A Volturno 26 insediamento collettivo per Conca Casale 27 insediamento collettivo per Ceppagna

Si consolida così, alla soglia dei cinquant’anni, l’attività più matura nella quale gli interventi per la collettività, le prestazioni per società e proposte di riqualificazione ambientale si sommano a quella che resta la attività preferita : la progettazione per il privato. Ritenuto fondamentale il confronto con l’interlocutore diretto, quello che animerà l’opera realizzata, la dialettica e la conflittualità di diversi modi di vedere e interpretare gli spazi è ritenuto un passo fondamentale per proporre qualcosa che in qualche modo deve educare a un modo di vivere alternativo adeguato al momento di riferimento; l’esatto opposto per le opere pubbliche in cui non esiste un fruitore da interrogare e da scoprire; in questo caso la dialettica viene ricercata nella provocazione per un confronto che le idee espresse dall’opera realizzata trasformano, spesso, in polemiche e contestazioni, esternazioni che per il progettista raggiungono lo scopo di fare domande, darsi risposte, verificare certezze e inquinare le ipocrisie.